Senza titolo

L’atmosfera aveva raggiunto temperature bollenti. Era nato tutto da un sereno confronto sul susseguirsi di banalità quotidiane, probabilmente senza senso. Era bastato che il Suv parcheggiato poco distante non fosse stato acquistato nel 2003.
In aggiunta, nel mezzo della discussione, aveva cominciato a diluviare e l’acqua, scrosciando, si infiltrava nel tetto di canne, sotto cui avevano cercato riparo, gocciolandogli addosso.
“Tu usi il pretesto della scarsa memoria per circuirmi, per modellare la verità – gridava ormai senza ritegno – per dominarmi, come tutti i mentitori incalliti!”
“La verità non si modella – aveva risposto l’altro spazientito – è una e basta. E tu diventi ogni giorno più pedante! Sono stanco di discussioni sterili, chiudiamola qui e andiamo in macchina.” E così dicendo indicava il Suv lucido di pioggia dall’altra parte della strada.
“No. Non salirò mai più su quella macchina.”
E dire che poche ore prima c’era il sole, là sulla spiaggia, e loro si lasciavano accarezzare la pelle rilassati e predisposti a un dialogo leggero e pigro, i toni morbidi, gli occhi chiusi. Poi, con il mutare dei colori tutt’intorno, era mutato l’umore e i toni avevano cominciato a rivestirsi di sfumature nervose. E, dal niente, era spuntato fuori il terzo incomodo, riesumato dal passato e catapultato sulla riva del mare dal caso, mentre avanzavano nuvole basse provenienti da nord.
“Paolo! Non ci credo!” aveva esordito cinguettando l’ospite inatteso, rompendo la pace già intaccata e piroettando tra le rovine di una giornata a due. Aveva poi aggiunto: “Non puoi essere tu, è incredibile!”
Ne era scaturito quel teatrale saluto, le presentazioni imbarazzate e quella frase:
“Quando ho visto il Suv ho sperato fosse il tuo; solo tu hai scelto quel colore, ne sono sicuro! Sono tutti così dozzinali, così ordinari nelle loro preferenze! Tutto grigio e nero, ci si confonde con l’asfalto.” Parlava, rideva, circumnavigava intorno alla coppia senza avvedersi della poca partecipazione, del palpabile disagio.
“Quand’è stato? – continuò – Sì, ecco, giugno 2004. Dio che periodo!”
Lo sguardo si fece malizioso e Paolo cominciò a muoversi sulla sabbia come se qualcosa di incandescente gli stesse incollando i piedi. Stava ritto accanto al telo da mare con “quegli occhi” addosso, occhi implacabili che attendevano che lo sconosciuto se ne andasse.
“No, era l’estate 2003” rispose piano, facendo udire finalmente la sua voce.
“Oh no, che dici – sorrise quello – giugno 2004, te l’ho venduto io 4 anni fa, è il mio mestiere, e quell’estate non potrei mai confonderla con un’altra!” con tono ormai complice e suadente. Poi, richiamato da un gruppo che si apprestava a lasciare la spiaggia, se ne andò. Ma non prima di lanciare un “Telefonami!”
Paolo si voltò verso l’altro telo e fu da là che gli giunse quel sibilante “stronzo”. Provò a fingere di non averlo udito, ma la voce divenne stridula e le gocce di pioggia cominciarono a cadere. “È tanto che non vado a letto con qualcuno. L’ultima storia l’ho avuta nel 2003, inutile e di breve durata, così avevi detto! Proprio quando ho comprato la macchina“, avevi detto. Bastardo! Quando ci siamo conosciuti, tu stavi ancora con quel viscido pervertito! E magari vi sollazzavate in macchina! Che schifo, tu e quello là”.
La corsa verso il riparo di fortuna non aveva impedito il proseguire degli insulti. Poi, dopo la fatidica frase “Io non salirò mai più su quella macchina”, Federico era scappato via da Paolo senza voltarsi, sotto la pioggia, lontano da quella grossa auto che troneggiava sulla strada.

Susanna Trossero

1 commento

Archiviato sotto Narrazione, Terza Persona Obiettivo

Una risposta a Senza titolo

  1. Barbara

    Complimenti!!Mi piace moltissimo =)

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