Davanti allo specchio ti guardi, sempre la solita storia, i soliti addominali andati che non vogliono stare al loro posto. Anche con i pantaloncini non si nasconde quella pancia. L’orologio segna le 9:30, fra circa due minuti la voce di tua madre scandirà l’ora di scendere in spiaggia. Prima, però, ti fermerai al solito chioschetto per l’ennesima granita di cui, ormai, non apprezzi nemmeno il sapore.
Del resto, da quando lui t’ha lasciata – un’estate fa, ormai – per te niente ha più sapore, né odore; e neppure colore. Soltanto il mangiare ti consola. Un cibo qualunque purché riempia, in una qualunque delle ventiquattro ore, anche la notte. Anzi: soprattutto la notte; quando tua madre non ti può vedere, non ti può sorvegliare. La notte scorsa, per esempio, sei sgattaiolata in cucina, hai aperto piano il frigo. La luce bianca illuminava tutto quel ben di dio. Che meraviglia! E tu non hai resistito, hai allungato la mano. Hai assaggiato questo, quello… e poi quell’altro, e quell’altro ancora…
Ora te ne stai allungata sopra la sabbia, sotto questo sole di fine agosto che non ti riscalda nemmeno un po’. Allora pensi a tutte le pietanze che tua madre ha già preparato per il pranzo – le mangerete insieme di ritorno dal mare – e intanto ti addormenti al suono della risacca… Le piccole onde della battigia ti sfiorano le gambe, ti circondano i fianchi, ti smuovono i capelli: ti trascinano via, lontano… Ti ritrovi in alto mare, in barca con lui. Il disco del sole, altissimo, manda una luce bianca che sembra quella del frigo, illumina le vostre facce come nella pubblicità. Curiosamente però non vi riscalda. Neppure serve, d’altronde: siete caldi già di vostro. Lui sta avvicinando la sua bocca alla tua, con la mano ti sta accarezzando la schiena…
– E svegliati Mirella, dài! Vatti a fare il bagno che poi andiamo a casa a mangiare, su! Alzati!
Ma… Lui dov’è?… La sua bocca, la sua mano… Lui… Dov’è?..
È stata la tua mammina a tirarti via dal sogno, a riportarti sotto questo cielo. Sempre così premurosa lei, così affettuosa. E tu, ora, senti un incendio che ti scompagina l’inguine, va su velocissimo e t’inonda gli occhi. Con un gusto nel palato che non sentivi più da tanto tempo, guardi tua madre sotto l’ombrellone, è lì che sfoglia riviste. Sei diventata nera in faccia come un cielo d’agosto prima dell’acquazzone. E pensi che sì, quasi quasi stanotte potresti pure fargliela pagare, alla tua mammina, questa sgarberia. Il frigo, d’altra parte, ha quella ghiacciaia così capiente… E gli alimenti, lì, si conservano così bene, così a lungo…
Giuseppe Corea