L’uomo entrò nel caffè della stazione. Il barista stava versando un liquido scuro e grumoso nel bicchiere di fronte alla signora seduta al bancone. Gli occhi di lei erano fissi su un punto indefinito del ripiano. Al di là del bancone due ragazze parlavano sedute a un tavolo, una donna leggeva un libro, assorta di fronte a una tazza di the fumante e un signore malediceva per l’ennesima volta la macchina del video poker inserendo, dopo ogni imprecazione, altri soldi.
Si guardò intorno e si diresse lentamente verso un tavolo al centro della sala mentre il barista terminava di servire la signora per poi proseguire con le mille piccole faccende che un bar richiede.
Prese posto, fissò a lungo tutte le persone presenti nel bar ed estrasse un foglio che spiegò sul tavolo.
Piegò lentamente la testa verso il foglio, come se fosse rapito da quello che c’era scritto sopra, tirò fuori una pistola, si poggiò la canna in bocca e premette il grilletto.
Passarono alcuni interminabili secondi prima che qualcosa accadesse. La signora al bancone iniziò ad urlare seguita dalle ragazze e dalla donna ai tavoli. Il barista e il signore invece iniziarono a balbettare parole incomprensibili. I secondi divennero minuti, finché qualcuno non si decise a fare una telefonata.
Gli agenti arrivarono mezz’ora dopo.
Un uomo precedeva e guidava gli agenti verso la loro meta, dando in maniera rapida e decisa gli ordini a ciascuno. Alcuni interrogarono le persone presenti al momento dello sparo, altri fecero allontanare le persone sulla porta e transennarono l’area di accesso, l’uomo invece si avviò verso il cadavere ed iniziò ad esaminarlo.
Passarono altri minuti finché l’uomo chiamò uno dei suoi agenti e chiese: “Notizie dagli interrogatori? Qualcuno ha potuto ricostruire la dinamica? Ha detto qualcosa prima di spararsi?”
“Mi spiace ispettore, le persone interrogate erano occupate nei propri affari, non lo hanno visto nemmeno entrare. Per loro è come se fosse apparso dal nulla.” disse l’agente.
“Ha lasciato un biglietto sul tavolo” proseguì l’ispettore indicando il foglio macchiato di sangue “c’è scritto: Nasciamo soli, viviamo soli e moriamo soli. ed è firmato Un uomo che non sapeva vivere solo“
“Abbiamo quindi un altro di questi depressi esibizionisti del ca…” stava aggiungendo l’agente, ma la frase gli rimase a metà perché l’ispettore, paonazzo in viso lo bloccò urlando “VIA DI QUI!”
L’agente rimase impietrito per pochi secondi, girò su se stesso e si diresse verso un suo collega, intento a parlare con le due ragazze testimoni del suicidio, che interruppe immediatamente la discussione per andargli incontro e gli chiese:
“Strigliata dall’ispettore, eh!? Ma cosa hai fatto stavolta?”
“Non so, ultimamente è sempre nervoso” disse il primo agente ancora rosso in viso
“Dai, su, non ci pensare. Da quando la moglie e il figlio sono morti non è più lo stesso. Vieni con me che sono riuscito ad agganciare quelle due e stasera ce la spassiamo.”
“Solito trucco del senso di protezione, eh!?” fece il primo strizzando l’occhio per poi seguirlo.
L’ispettore guardò, con occhi spenti, un’ultima volta il corpo e il biglietto. In sottofondo si sentiva il barista protestare per la perdita di clientela, l’uomo che giocava al video poker chiedeva che gli venissero restituiti i soldi, le due ragazze ridevano nervosamente mentre le due donne pregavano gli agenti di lasciarle andare via.
Si girò impartendo gli ultimi ordini, controllò che la sua pistola fosse nella fondina e stringendo nervosamente un biglietto, che teneva nella tasca della giacca, si avviò verso l’uscita.
Tiziano Morgia