Per Martina quello era sempre il momento più difficile.
“ Scappo, vado a lavorare. Vi chiamo domani ok? Dài un bacio a tutti.”
“ Va bene. Te li saluto io. Tu stai attenta.”
“ Non preoccuparti.” Gli disse Martina dolcemente.
“ Va buo’…allora ciao.”
Sentire l’accento della sua lingua la metteva sempre di buonumore. Ancora di più se a farlo era Gennaro Esposito, suo padre. Riattaccò e rimase un attimo soprappensiero. Pensava a quanto le mancava la sua terra, con la sua gente, ma soprattutto con i suoi babà. Li adorava. Poteva mangiarsene anche tre di fila. Guardò l’orologio e si rese conto che era tardi. Tra mezz’ora sarebbe dovuta stare al Boca, il pub dove lavorava. Andò in bagno, si truccò in fretta e si diede una sistemata ai capelli. Prima di uscire preparò sulla scrivania i libri di filosofia che avrebbe dovuto cominciare a studiare quella notte. L’idea non la esaltava molto, ma si consolò pensando che come sempre le avrebbe fatto compagnia il grande Dj Charlie.
Alex Laguerra, raccogliendo il documento che gli era caduto a terra, pensò che non era più abituato a quel nome. Mentre si preparava a uscire per andare in radio, considerò la sua vita. La analizzò prima dal punto di vista di Charlie. Aveva ventotto anni, era un speaker radiofonico di grande successo e il suo conto in banca non era male. Poi arrivò il turno del punto di vista di Alex Laguerra e lì era un disastro. Insicuro, timido, trascurato. Aveva, infatti, ringraziato mille volte il Signore di avergli dato quel dono: quella cosa che scattava dentro di lui quando era dietro a un microfono e che, da Alex Laguerra, lo trasformava nel brillante Dj Charlie. Era assorto in quei pensieri quando sentì finalmente la porta dell’appartamento vicino aprirsi e chiudersi. Era lei. Guardò dallo spioncino e la vide davanti all’ascensore. Era ora di uscire.
A Martina, anche se aveva un aspetto buffo, piaceva quel ragazzo. Era sicura che sotto quella barba si nascondessero dei bei lineamenti. Anche per Alex era lo stesso. Lo facevano impazzire quei capelli ricci, quella pelle olivastra, le forme generose del corpo. Non aveva più di ventidue, ventitré anni pensò. Avrebbe voluto parlarle, ma oltre alla sua timidezza ci si mise anche l’ascensore, che arrivò al piano terra in un momento facendolo restare come sempre con mille parole in bocca. Si guardarono un attimo con la coda dell’occhio, poi ognuno andò per la sua strada.
“…Il vostro Charlie vi saluta ragazzacci…e mi raccomando, come abbiamo detto stasera, se qualcuno vi piace diteglielo! Senza paura. A domani ciao!”
“Che voce sexy quel Charlie” pensò Martina mentre chiudeva i libri e si buttava sul letto. Aveva ragione. Non doveva aver paura di manifestarsi. Pensava al ragazzo dell’ascensore. Domani gli avrebbe parlato a ogni costo pensò.
Alex si tolse il suo anello portafortuna che metteva sempre prima di iniziare. Anche quella notte era finita. Guardò il cellulare. Due ore prima l’aveva chiamato il padre. Era destinato a restare solo quell’uomo, pensò. Oltre alla moglie, che era poi sua madre, era riuscito ad allontanare anche lui.
Il giorno dopo, alla solita ora, l’ascensore arrivò al pianoterra. Alex con il viso tutto rosso di vergogna fece uscire prima lei.
“ Allora ciao, Alex.” disse allegra.
“ Ciao Martina.” rispose imbarazzato Alex.
“ Ci vediamo.”
“ Ci ve… ci vediamo ok.”
Lei lo seguì con lo sguardo mentre andava via. Era contentissima e tutto grazie al fantastico Dj Charlie. Le venne in mente di andare sotto la radio per ringraziarlo. Guardò l’orologio e pensò che per un ritardo di venti minuti al lavoro non sarebbe certo cascato il mondo.
Gino Falorni
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