Buoni Pasto

Ho ancora sulle mani l’odore delle spezie che ho usato per preparare i tarallucci. Due bicchieri di olio nuovo, due di Vermentino locale, poco sale, la farina necessaria a dare consistenza all’impasto e peperoncino, timo, maggiorana, cumino, rosmarino.
- Non potevi che chiamarti Rosa Maria.
Mi hai detto così un giorno, tra una sorsata e l’altra di birra stout, la birra che ci concediamo insieme, all’imbrunire, da mesi ormai.
- Rosemary… rosmarino… è di rosmarino che profuma la tua pelle.
C’è una luce nei tuoi occhi quando si posano su di me! Credi che non abbia capito i tuoi pensieri? Non ho capito invece cosa aspetti a baciarmi. A volte, durante il lavoro, supero le distanze consentite e arrivo a sfiorarti le mani lunghe e bianche, mentre ti chiedo cosa preferisci per pranzo.
E gli altri impiegati sbraitano, tenendo d’occhio l’orologio, quantificando preoccupati grassi e calorie delle mie pietanze.
Ti scompiglierei i ricci già scompigliati e ti direi tante cose!
I tarallucci sono pronti, sono per te, per quando avrò finito di parlarti domani. Ci incontreremo alle 18, al pub irlandese del centro, come al solito. Sei un anomalo product manager, tu: non fai mai tardi in ufficio, sai bene che la vita accade fuori dagli open space. La vita per te è tutta nella durata della nostra birra, ad annusare Guinness e rosmarino, a guardarmi negli occhi.
Venerdì scorso eri emozionato, hai tirato fuori dalla ventiquattrore un libro di Salinas, il tuo poeta preferito, hai scritto una dedica dopo vari tentativi.
- Non guardarmi così, mi deconcentri.
Non hai accompagnato con altre parole questo regalo, ti sei chiuso nel tuo silenzio, ma era chiaro che volevi comunicarmi qualcosa.
So anche di cosa si tratta. Vuoi parlarmi da giorni della “brutta notizia”, carpita dai colleghi del finance. Hai paura di ferirmi, sei dilaniato dal senso del dovere. Senti che devi dirmelo tu.
Non sai come fare. Hai perso sonno e appetito. Ti chiedi cosa ne sarà di me. Ti chiedi se mi vedrai ancora. Credo sia proprio arrivato il momento di dirti che lo so già, mi hanno già comunicato la decisione aziendale di eliminare la mensa, e me, e di sostituirmi con un blocchetto mensile di buoni pasto. Il nuovo management ritiene che gli impiegati di una multinazionale debbano mangiare uno snack, uno yogurt, al massimo una vaschetta di sushi che ritarda l’invecchiamento cutaneo. Non hanno un’immagine molto smart impiegati che pranzano fagioli zolfini conditi con olio umbro, pasta ripiena di pecorino e coperta di miele caldo, mattonelle di cioccolato e rhum. Che vadano al diavolo!
Domani ti dirò tutto d’un fiato, che non devi preoccuparti più per me e che, tuttavia, sono così contenta quando lo fai. Prenderò fiera la mia buona e cospicua uscita e aprirò un locale tutto mio, per vendere le mie prelibatezze. Non ne potevo più di essere la cuoca di una mensa aziendale!
A quel punto ti spettinerò e ti inviterò a mangiare le ciambelline speziate. È ora di iniziare una vita nuova. L’attesa di un tuo bacio durerà una manciata di secondi appena.

Julia Di Luozzo

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