Renoir e la pesca a strascico

Eccomi, tolgo le mie scarpe, nuove e scomode, e vi racconto.
Scrivo tardi e questo dovrebbe essere un buon segno ma forse il fatto che sto qui davanti al portatile potrebbe voler dire l’esatto contrario.
Insomma, ai vostri sagaci commenti l’ardua sentenza! Innanzi tutto era il primo appuntamento…Vi ricordate il post sull’appuntamento perfetto? Scordatevelo perché anche LUI, come tutti gli altri, non ha neanche la vaga idea di che cosa ci aspettiamo noi fanciulle. Eppure in questo caso non mi lamento. Curiosi vero? A uso e consumo di chi non mi conosce occorre però specificare innanzi tutto chi scrive: Chiara, laureata e precaria, un cliché della mia generazione, quella dei quasi trentenni per intenderci. Commessa in una libreria, per la precisione.
Lavorare in un posto pieno di libri mi sembrava la scappatoia migliore da una condanna a vita al call center; eppure le librerie moderne con le loro insegne al neon e il loro “vasto assortimento di libri, cd, dvd, videogame” hanno ben poco di poetico.
Così è di gran lunga più probabile dover scansare tra gli scaffali il brufoloso adolescente in pieno delirio ormonale a caccia dell’ultimo videogame per la sua PSP che scontrarsi con un arruffato e ovviamente irresistibile intellettuale amante degli scrittori russi. Come avrete capito con le quasi trentenni condivido un altro tipo di precarietà, quella sentimentale.
In questo periodo poi, e i lettori assidui del mio blog lo sanno bene, mi sono specializzata in quella che la mia coinquilina ha definito “pesca a strascico”. Ovvero quello strano fenomeno per cui, anche se sei stanca di primi e secondi appuntamenti e preferisci di gran lunga un dvd e le coccole del tuo gatto, ti ritrovi a conoscere un vasto assortimento di individui che in condizioni normali non avresti degnato neanche di uno sguardo e che invece oggi affollano la tua rubrica, l’elenco dei messaggi e delle chiamate ricevute… Tiri su la rete e ci ritrovi dentro di tutto, scorfani e scarponi compresi.
In tutto questo spunta Gabriele: beh, arruffato… lo è anche troppo, intellettuale… tra musica e scrittura ci prova, squattrinato… sicuramente. Stanzia spesso tra il settore musica e quello dell’arte, sfogliando e leggendo libri interi. Ha un’aria simpatica quel ragazzo sgualcito, che, scoprirò parlandoci, si rifugia in libreria dopo il lavoro da guida turistica per non tornare in una casa con troppi coinquilini. Ieri mi chiede di uscire e mi sembra buffo: lui, così più piccolo di me. Buffo e senza pretese. Senza rete. Stasera eccomi qua, io, con il mio vestito nero (che sfina) e i miei tacchi alti (che slanciano) con questo ragazzino dall’accento meridionale e il fisico improbabile che mi porta, indovinate dove? A una mostra di Renoir. Lo ammetto, l’arte la seguo da profana e i cardini imprescindibili del primo appuntamento sono mancati tutti ma sarà che le morbide donne dei dipinti mi fanno riappacificare con i miei fianchi troppo rotondi, sarà che il trasporto con cui Gabriele racconta la vita del pittore attraverso le sue opere mi sembra la cosa più semplice e vera in cui m’imbatto nell’ultimo periodo, sarà che l’idea di Renoir che si fa legare i pennelli alle dita ormai rattrappite dalla vecchiaia per terminare le sue opere è l’immagine più vicina alla vita, sarà tutto questo ma domani cercherò un libro sul pittore francese in libreria e lo sfoglierò aspettando di veder spuntare una testa riccia da una poltrona rossa.
Renoir arrivò alla fine della sua vita per dire “Forse adesso comincio a capire qualcosa”, vi lascio sperando di metterci un po’ di meno.

Marilena Carrisi

Lascia un commento

Archiviato sotto Personaggi

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s